Il santuario “Siriaco” del Gianicolo

Il santuario “Siriaco” del Gianicolo

Perchè “Siriaco”?

Situato in Via Dandolo (Trastevere), alle pendici del Gianicolo, questo sito archeologico tornò alla luce quasi casualmente nel 1906. Esso è denominato “siriaco” a causa di alcune iscrizioni rinvenute durante gli scavi del 1908 che vennero connesse dagli archeologi con il culto di alcune divinità siriache. A partire dall’anno 2000, vennero intrapresi nuovi scavi e oggi la critica propende a ritenere quest’area un luogo sacro connesso al culto di Osiride.

Veduta del santuario – Agosto 2026

Nel mondo egizio, Osiride è il dio dell’oltretomba, della resurrezione, dell’agricoltura e della regalità defunta. Il suo culto arrivò nell’antica Roma presumibilmente a partire dal II-I secolo a.C. attraverso le rotte commerciali marittime, indissolubilmente legato a quello della sposa Iside. Inizialmente osteggiato dal Senato, che lo considerava una minaccia per i costumi tradizionali, divenne trionfalmente pubblico in epoca imperiale

Ipotesi di ricostruzione del santuario siriaco

Una domus tardo antica?

Il complesso che possiamo ammirare oggi è orientato in senso est-ovest, realizzato in opus vittatum ed è stato ritenuto databile al IV secolo d.C. Esso sorge su resti di strutture preesistenti, comprese in un arco temporale I-III secolo d.C. ed è composto da una parte occidentale organizzata intorno a una sala absidata, fiancheggiata da due ali laterali; una corte centrale chiusa da un recinto scandito da quattro accessi (a sud e a nord); una costruzione orientale di forma poligonale, absidata, inquadrata da due stanze pentagonali, anch’esse dotate di ingressi a sud e a nord. Gli archeologi presumono che non si trattasse nè di un tempio pubblico nè di un santuario ma di una domus tardo-antica dove, in forma privata, continuavano ad essere praticati i culti pagani, anche quando a seguito dell’Editto di Tessalonica del 380 il cristianesimo era diventato l’unica religione ammessa dall’Impero.

Una statuetta misteriosa

Al centro dell’aula ottagonale, entro una cavità ricavata in un altare triangolare, furono rinvenute alcune uova di pietra ed una statuetta di bronzo di cm 50 di altezza, raffigurante una figura avvolta nelle spire di un serpente. Il reperto venne connesso con una divinità inserita in una vicenda rituale ciclica. Oggi si propende per la raffigurazione del dio Osiride. All’interno del piccolo spazio museale allestito in situ si conserva una copia della statuetta. L’originale si trova invece al Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano.

Copia della statuetta ritrovata in situ e conservata nel piccolo polo museale di Via Dandolo. L’ originale è conservata al Museo Nazionale Romano

Il polo museale

All’interno dell’area archeologica è stato istituito anche un piccolo polo museale all’interno del quale sono conservati alcuni reperti rinvenuti nel corso delle ultime campagne di scavo effettuate a partire dall’anno 2000.

Statua acefala raffigurante offerente o devoto
Testa femminile scolpita in pietra/marmo con acconciatura raccolta
Torso maschile acefalo e privo di arti superiori
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