Perchè il chiostro è detto “michelangiolesco”?

Perchè il chiostro è detto “michelangiolesco”?

Il chiostro michelangiolesco della certosa della chiesa di S.Maria degli Angeli e dei Martiri è un luogo che consiglio di visitare.

Cosa significa “michelangiolesco”?

La struttura è denominata in questo modo perchè la tradizione ne attribuisce l’origine ad un disegno di Michelangelo Buonarroti. Ciò che è però storicamente accertato, consiste nella bolla di papa Pio IV Medici, datata 27 Luglio 1561, la quale decretava la costruzione di un monastero all’interno del progetto di trasformazione delle antiche Terme di Diocleziano.

Una lunga edificazione

I lavori di edificazione iniziarono nel 1565, data certa incisa su una delle colonne angolari della struttura, ma si protrassero fino alla fine del Seicento. Infatti venne eretto un primo livello con arcate aperte e, successivamente, un piano superiore chiuso sottolineato da una fascia modanata, scandito da paraste con specchiature in cui si aprono, alternandosi, finestre quadrate ed ovali.
 
Il chiostro è di forma quadrata con lunghi ambulacri che fungono da passaggio. Non vi è comunicazione diretta con l’esterno. L’area interna è sistemata a verde con fontana centrale. Una parte era originariamente destinata a cimitero.

Le grandi teste zoomorfe  

Intorno alla parte centrale del giardino sono poste alcune monumentali teste zoomorfe in marmo le quali  riproducono diversi animali. Alcune di esse, in particolare, il cavallo, i due tori ed il cammello sono state datate al II secolo d.C. e vennero rinvenute nel 1586 durante i lavori di costruzione del palazzo che avrebbe ospitato la residenza del cardinale Michele Bonelli, l’attuale Palazzo Valentini.

Testa di elefante – fine XVI secolo – chiostro michelangiolesco

Il Cardinale Bonelli

Michele Bonelli, pronipote di papa San Pio V, fu una figura di spicco della Roma del Cinquecento, noto soprattutto per aver promosso la bonifica della zona dei Pantani, compresa tra la Colonna Traiana e il Tempio della Pace. A questa titanica opera urbana si deve l’apertura di due celebri arterie cittadine: via Alessandrina, in omaggio alle origini piemontesi del prelato (nato in provincia di Alessandria), e via Bonella, legata al suo casato. Di queste due strade oggi sopravvive soltanto la prima , seppur ridimensionata — poiché l’area venne radicalmente trasformata negli anni Trenta del Novecento per far spazio a via dei Fori Imperiali.

Scipione PULZONE – Ritratto del Cardinale Michele Bonelli (1586?)- Public Domain
La sistemazione attuale di Via Alessandrina nell’ambito di Via dei Fori Imperiali. Sulla destra la Torre dei Conti, i Fori di Nerva, di Augusto e di Cesare, i Mercati di Traiano. (Google Earth)
L’ originario assetto viario della zona dei Pantani cancellato per edificare Via dei Fori Imperiali : Via Alessandrina, Via Bonella (scomparsa) , Via Baccina.

Originariamente collocate nel Foro di Traiano, le antiche sculture zoomorfe furono impiegate dal cardinale per impreziosire il cortile del proprio palazzo. Ad esse, per completare il ciclo ornamentale, furono aggiunte altre sculture realizzate da artisti di fine Cinquecento :tra queste sono annoverate le teste di elefante e di rinoceronte. La critica ritiene che quest’ultimo sia ispirato addirittura ad un disegno di Albrecht Dürer

Il rinoceronte del chiostro michelangiolesco (in alto) e quello disegnato da Albrecht Dürer (1515)

Dopo essere rimasto nel cortile di Palazzo Bonelli per circa tre secoli, il gruppo scultoreo venne trasferito intorno al 1878 presso il Collegio Romano. L’allestimento finale che ammiriamo oggi — al centro del giardino all’interno del Chiostro Michelangiolesco — risale agli inizi del XX secolo. Le sculture zoomorfe fanno da cornice alla preesistente fontana Seicentesca, costruita nel 1695.