Pittore e banchiere: Il sodalizio artistico tra Giorgio Vasari e Bindo Altoviti a Roma

Pittore e banchiere: Il sodalizio artistico tra Giorgio Vasari e Bindo Altoviti a Roma

Prima dell’edificazione dei cosiddetti muraglioni del Tevere, avvenuta a partire dal 1888, Palazzo Altoviti faceva mostra di sé sulla sponda opposta a Castel Sant’Angelo, nel tratto dell’odierno Lungotevere degli Altoviti.
Il palazzo, edificato intorno al 1514, era residenza del banchiere di origine toscana Bindo Altoviti (1491-1557), il quale conobbe l’apice del proprio successo personale e politico durante il pontificato di Paolo III Farnese (1468-1549).

 

Palazzo Altoviti in un’immagine del 1887 – Public Domain

Le origini del sodalizio

Altoviti era un fiorentino di antica discendenza che aveva trovato la gloria a Roma nel mondo della finanza. Oppositore dei Medici, si distinse inoltre come mecenate e grande collezionista. Bindo fu anche mecenate di Giorgio Vasari (1511-1574). I due si erano incontrati per la prima volta a Camaldoli nell’estate del 1540. In quell’occasione, Altoviti commissionò a Vasari la pala d’altare con “L’Immacolata Concezione” per la cappella di famiglia nella chiesa dei Santi Apostoli a Firenze.

Nel 1553 Bindo chiese a Vasari di affrescare un ambiente del suo palazzo. Nello specifico si trattava di una loggia che guardava il Tevere. L’obiettivo era quello di unire la grazia fiorentina con la grandiosità romana.

Raffaello Sanzio – Ritratto di Bindo Altoviti (1515) – olio su tavola – National Gallery of Art – Washington – Usa – Public Domain

La commissione rivelava un progetto ambizioso, anche perchè la posizione del palazzo era straordinaria: esso sorgeva infatti proprio di fronte a Castel Sant’Angelo, nel rione Ponte. Bindo inoltre, voleva rendere quella loggia il ritrovo della vita culturale romana. 

Il tema decorativo riguardava non solo la celebrazione della famiglia Altoviti, ma anche di raffigurare il rapporto armonico tra l’uomo e la natura. Assieme ad Annibal Caro, celebre poeta e drammaturgo marchigiano, Vasari progettò di affrescare nella loggia centrale del palazzo il mito di Cerere, la dea romana che nutre ogni cosa e che insegna l’agricoltura al giovane Trittolemo, affiancandogli le allegorie delle stagioni.

Si narra che, durante i lavori, Bindo salisse spesso sulle impalcature per discutere dello stile pittorico e degli effetti della luce che il fiume rifletteva sulle volte.

Giorgio Vasari – riproduzione dell’Offerta a Cerere – dalla mostra Vasari e Roma – Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli – 20/03 – 06/09 2026

Molti anni dopo, nel 1888, venne avviata l’erezione dei cosiddetti muraglioni del Tevere. In questo contesto, nonostante le proteste, fu decretato anche l’abbattimento di Palazzo Altoviti. Fortunatamente, però, prima della demolizione del palazzo, si era deciso di salvare gli affreschi che vennero così staccati dal soffitto da un rinomato restauratore dell’epoca, Pietro Cecconi Principi. Le pitture furono poi montate su tela e successivamente rimontate in una sala del Museo di Palazzo Venezia.

L’opera presenta figure eleganti, composizioni complesse e un uso raffinato della prospettiva, tipico di quegli anni. Inoltre, essa nasconde un piccolo ed interessante “segreto”: nel riquadro centrale, in quel sacerdote che indossa un manto giallo zafferano e che porge un’anfora alla Dea, la critica avrebbe riconosciuto proprio le fattezze di Bindo Altoviti. Inoltre, nell’uomo accanto a lui, si sarebbero individuate quelle di Michelangelo Buonarroti. Giorgio Vasari avrebbe quindi voluto dedicare un omaggio senza tempo ai due personaggi, toscani come lui, che gli furono più cari durante la sua attività a Roma. 

Dettaglio della riproduzione – l’uomo barbato in primo piano è stato riconosciuto dalla critica come Bindo Altoviti. Quello accanto a lui, in secondo piano come Michelangelo.
Giovanni Stradano (Jan Van der Straet) – Ritratto di Giorgio Vasari – olio su tavola 1571-1574 – Firenze – Gallerie degli Uffizi